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2026

Economia sociale, la leva per un nuovo modello di competitività: intervista a Raffaella Scalisi di Torino Social Impact

Torino torna al centro del dibattito europeo sull’economia sociale con il forum “Social Economy for Competitiveness and Social Justice”, in programma il 20 febbraio nell’Aula Magna della Cavallerizza dell’Università di Torino. L’iniziativa, promossa da Torino Social Impact insieme al Centro Internazionale di Formazione dell’ILO, riunisce decisori pubblici, istituzioni internazionali e attori dell’innovazione per discutere come modelli economici orientati all’impatto possano diventare leva di competitività e coesione sociale.

In questa cornice, abbiamo incontrato Raffaella Scalisi, Senior Advisor di Torino Social Impact, per approfondire il ruolo dell’ecosistema torinese e le sfide che attendono l’economia sociale nei prossimi anni.

Torino Social Impact nasce come piattaforma territoriale, ma oggi dialoga stabilmente con istituzioni europee e internazionali. Il forum del 20 febbraio sembra segnare un ulteriore salto di scala. In che modo questo evento ridefinisce il posizionamento di Torino Social Impact, e più in generale di Torino, nel dibattito globale sull’economia sociale?

Torino Social Impact nasce con il duplice obiettivo di rafforzare l’ecosistema locale dell’economia di impatto e di promuovere il territorio torinese come luogo ideale dove fare impresa sociale ed investimenti orientati alla generazione di valore sociale.

In questo quadro TSI ha lavorato al suo posizionamento europeo con intensità: per l’elaborazione del Action Plan Europeo dell’Economia Sociale del 2021 ha svolto un ruolo attivo come stakeholder rilevante, è stato uno tra i primi cluster dell’economia sociale riconosciuti a livello europeo, ha costantemente partecipato ai confronti transnazionali portando contributi di contenuto.

La partecipazione di altissimo livello all’evento del 20 febbraio è la conferma dell’attenzione riservata dalle reti e istituzioni europee al nostro ecosistema ed è il risultato di un impegno portato avanti negli anni, da TSI e dalle principali istituzioni locali. È quindi una conferma del posizionamento conquistato e dal giorno dopo l’evento TSI continuerà a lavorare per valorizzare la voce del territorio a livello europeo e internazionale. 

“Business, Social, One Vision” suggerisce una presa di posizione netta: competitività economica e giustizia sociale come dimensioni integrabili. Alla luce delle politiche europee e del Piano d’Azione nazionale sull’economia sociale, quanto questa visione è oggi realmente praticabile e quanto invece richiede un cambio culturale ancora profondo, soprattutto nel mondo dell’impresa?

Il titolo richiama la campagna One Vision portata avanti da Torino Social Impact in questi mesi. Essa abbina a questo claim lo scatto fotografico di una ipotetica imprenditrice sociale del domani, con un occhio truccato in modo più classico, business, ed un occhio truccato in modo più policromo, con un richiamo al social.

Il messaggio è che business e social possono convivere armonicamente, come avviene sul viso della ragazza, e uniti guardare al futuro con convinzione.

Questa visione è a nostro avviso praticabile perché nel nostro ecosistema vediamo le condizioni per accelerare il dialogo tra il mondo profit e il mondo non profit e quindi, attraverso le partnership, anche commerciali, tra questi due mondi, per promuovere la crescita dell’economia sociale: in termini di scala, di processi di apprendimento condiviso e reciproco, di consolidamento del modello di sviluppo.

Il Piano nazionale è una base positiva così come lo è il Piano metropolitano per l’economia sociale Torino 2030 approvato nel 2025. Entrambi evidenziano la necessità di creare le migliori condizioni per l’economia sociale, dallo sviluppo di competenze all’innovazione, chiaramente in una cornice di evoluzione culturale che resta da completare. 

La presenza congiunta di Commissione Europea, OCSE, ILO, Nazioni Unite e attori politici nazionali non è scontata in un contesto locale. Che tipo di messaggio manda Torino ospitando questo confronto, e che ruolo possono giocare gli ecosistemi territoriali nel tradurre framework globali in politiche e pratiche concrete?

La presenza di queste istituzioni internazionali conferma il ruolo conquistato dal nostro ecosistema rispetto a questi temi. Negli anni il messaggio portato avanti con determinazione da TSI ha proprio a che fare con la rilevanza da dare ai livelli locali per massimizzare il potenziale dell’economia sociale. Essa è profondamente radicata nelle comunità ed è in grado di intercettare e rispondere ai suoi bisogni. Nel contempo essa trae linfa vitale dai territori intrecciando istituzioni, imprese, persone. “Pensare  globale ed agire locale” è un principio molto calzante per l’economia sociale e l’economia dei diritti umani. 

Torino Social Impact è un laboratorio di economia sociale. Guardando all’esperienza accumulata in questi anni, quali sono gli elementi distintivi dell’ecosistema torinese rispetto ad altre città europee che stanno lavorando sugli stessi temi?

La multiattorialità. TSI è un unicum perché fin dall’inizio ha messo insieme attori molto diversi per raggiungere una visione comune, incrociando interessi, bisogni, istanze differenti, talvolta divergenti, e puntando sul potere generativo dell’incontro tra punti di vista diversi. TSI lavora sul perimetro allargato, senza tradire ovviamente l’identità e i valori dell’economia sociale.

Quanto conta oggi la comunicazione nel rendere l’economia sociale comprensibile e credibile anche per pubblici non specialistici come imprese tradizionali, investitori e cittadini? E in che modo eventi come questo cercano di superare una narrazione ancora percepita come di nicchia?

Il forum in realtà è un evento che parla soprattutto a quell’ecosistema già ingaggiato, salvo qualche eccezione. La comunicazione è però indispensabile e per questo motivo TSI lavora sul tema attraverso una comunità di pratica molto attiva e attraverso la continua ricerca di percorsi comunicativi capaci di raggiungere nuovi pubblici.

La campagna One Vision nasce proprio da questo percorso: è stato coinvolto un creativo che viene dal mondo della pubblicità, sono stati introdotti linguaggi visivi e testuali innovativi, sono stati scelti canali decisamente non usuali per il settore, come le affissioni e i tram, per uscire dagli schemi predeterminati ed essere dappertutto.  

Il forum cade in un momento geopolitico ed economico complesso, segnato da tensioni, polarizzazione e incertezza sulle priorità europee. Che tipo di responsabilità ha, oggi, un’iniziativa come Torino Social Impact nel tenere insieme visione, pragmatismo e impatto reale? E cosa dovrebbe restare, a Torino, dopo il 20 febbraio?

Il forum, in questa fase, sottolinea come l’economia sociale debba essere considerata non solo come elemento integrato dello sviluppo economico, ma anche come infrastruttura democratica capace di mantenere solido il sistema dei nostri valori.

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