Intervista a Hella Colleoni, CEO di Tida Group
Tida Group ha sviluppato un modello imprenditoriale che mette in dialogo industria, innovazione, formazione e responsabilità sociale. Accanto alla crescita aziendale, il Gruppo ha costruito progetti orientati all’impatto sul territorio, alla valorizzazione delle persone e alla creazione di connessioni tra mondi diversi, mantenendo uno sguardo fortemente internazionale.
Questa visione prende forma anche in Learn & Meet, hub dedicato a formazione, networking ed esperienze professionali ospitato nella Palazzina della Marchesa di Palazzo Saluzzo di Paesana. Uno spazio concepito per favorire incontro, confronto e contaminazione tra aziende, professionisti, giovani talenti e realtà innovative.
Learn & Meet è partner tecnico di Future Week Torino e il 27 maggio ospiterà “Abitare il futuro”, appuntamento dedicato ai nuovi scenari dell’abitare.
Lei guida Tida Group da oltre vent’anni. Quali sono oggi i valori fondanti che guidano il Gruppo e cosa lo distingue nel panorama delle holding industriali?

Hella Soraya Zanetti Colleoni, CEO Tida Group e Cavaliere dell’Ordine Imperiale Militare Costantiniano
Quando si guida un gruppo per tanti anni, si capisce una cosa molto semplice: i valori non possono essere slogan, devono tradursi in decisioni concrete ogni giorno. I miei sono sempre stati il rigore, la determinazione e il senso di responsabilità. Sono una donna che si è costruita da sola, quindi so quanto contino il lavoro, la disciplina e la capacità di non fermarsi davanti alle difficoltà.
Tida Group è cresciuto così: senza scorciatoie, con una visione chiara e con il coraggio di fare scelte anche controcorrente quando necessario. Non abbiamo mai inseguito mode o risultati immediati. Abbiamo costruito aziende solide, puntando sul capitale umano, sulle innovazioni di processo e sul senso di appartenenza.
Quello che ci distingue oggi nel panorama delle holding industriali è proprio questo approccio pragmatico. Per me fare impresa significa creare valore vero, duraturo, non solo economico ma anche umano. Le aziende sono fatte di persone, e se non investi nella loro crescita, nella loro motivazione e nel loro benessere, nel lungo periodo perdi identità e forza competitiva.
Credo molto nella leadership femminile perché porta visione, resilienza e capacità di mediazione, ma senza perdere fermezza. E forse il tratto distintivo di Tida Group è proprio questo equilibrio: senso del dovere e responsabilità conseguente.
Tida Group negli anni ha evoluto il proprio posizionamento verso un modello con una forte vocazione sociale. In che modo questa trasformazione ha inciso sulle vostre scelte operative e sugli investimenti?
La trasformazione è nata da una convinzione molto semplice: un’impresa che produce solo fatturato oggi è un’impresa incompleta. Quando Tida Group ha raggiunto una struttura solida, ho deciso che dovevamo andare oltre la sola dimensione produttiva e iniziare a investire in modo organizzato nel benessere delle persone e dei territori. Non come operazione d’immagine, ma come scelta industriale precisa.
Questo ha cambiato profondamente anche il nostro modo di fare investimenti. Oggi valutiamo un progetto non soltanto per la sua sostenibilità economica, ma anche per l’impatto che genera. Significa scegliere partner coerenti con i nostri valori, sviluppare modelli benefit, investire in welfare, innovazione sociale e formazione. Ho sempre creduto che il profitto debba avere una responsabilità pubblica.
Con la Fondazione MATT AC abbiamo strutturato questo percorso in maniera ancora più concreta, lavorando su progetti legati all’infanzia, alla tutela delle donne, alla formazione professionale e allo sviluppo del Mediterraneo. In Tunisia, per esempio, abbiamo creato percorsi per recuperare i mestieri del fuoco e della ceramica maiolica che stavano scomparendo, generando lavoro e competenze. In Piemonte abbiamo sostenuto iniziative contro la violenza sulle donne, affrontando il problema anche dal punto di vista economico e culturale, non solo assistenziale.
Io sono molto pragmatica: se un progetto sociale non è organizzato bene, non funziona. Per questo ho sempre applicato la mentalità industriale anche all’impatto sociale. Servono struttura, numeri, trasparenza e continuità. Solo costruendo modelli sostenibili possiamo pensare di fare un cambiamento duraturo. Ed è questo che oggi rappresenta l’evoluzione più importante del nostro Gruppo.
Nel vostro modello imprenditoriale convivono manifattura, innovazione e responsabilità sociale. Quanto conta oggi costruire aziende che non generino solo profitto, ma anche valore culturale e umano?
Tida Group è la struttura che tiene insieme una visione industriale precisa: creare aziende solide, capaci di evolvere e di generare valore nel tempo. Ma quando parlo di valore, non parlo solo di bilanci. Parlo di crescita industriale, innovazione, responsabilità e capacità di lasciare un impatto concreto.
Negli anni il Gruppo si è sviluppato in settori diversi, mantenendo però una linea comune molto chiara: pragmatismo, organizzazione e visione internazionale. Io arrivo da una cultura mediterranea dove la tolleranza permette grande capacità di adattamento a situazioni contrastanti, a leggere contesti differenti e a trovare soluzioni concrete. Il contesto socio culturale, la mixità religiosa, il multilinguismo mi ha aiutata a costruire realtà molto diverse tra loro senza perdere identità.
All’interno del Gruppo convivono quindi anime differenti ma complementari. C’è una parte più strettamente industriale e manifatturiera, che rappresenta la struttura produttiva e il motore economico; poi c’è tutta l’area legata allo sviluppo progettuale, all’innovazione organizzativa e ai modelli ESG, che oggi sono indispensabili per qualsiasi impresa che voglia essere competitiva sul lungo periodo. Per me sostenibilità non significa fare marketing etico: significa costruire aziende sane, trasparenti e capaci di reggere nel tempo.
Parallelamente, abbiamo sviluppato una forte attenzione ai temi sociali e territoriali, perché credo che un imprenditore abbia anche una responsabilità pubblica.
L’impresa crea un ecosistema: occupazione, stabilità, competenze, opportunità. Se questo ecosistema funziona bene, genera benessere anche fuori dall’azienda. È una visione che porto avanti da anni e che oggi è diventata parte integrante del nostro modo di lavorare.
Quello che forse distingue davvero Tida Group è la capacità di tenere insieme mondi che spesso vengono separati: industria e cultura, crescita economica e impatto sociale, managerialità e attenzione umana. Io non ho mai creduto nelle strutture rigide o autoreferenziali. Credo invece nelle organizzazioni che sanno evolvere, contaminarsi e restare concrete.
One Srl ha scelto di destinare il 100 % del ricavato di alcune linee di prodotti al progetto “Pitbull” contro la violenza sulle donne. Ci racconta meglio di cosa si tratta?
Il progetto Pitbull nasce da una convinzione molto chiara: le donne non devono essere educate alla paura, ma alla forza, alla consapevolezza e all’autonomia. Per questo abbiamo scelto un nome forte, volutamente provocatorio. Volevamo rompere la narrazione della donna vista solo come vittima e costruire invece un modello basato sulla capacità di anticipare i pericoli, sulla forza di resilienza e sulla consapevolezza della propria identità.
Quando abbiamo deciso di destinare il 100% del ricavato di alcune linee di prodotto al progetto, lo abbiamo fatto con una logica molto concreta: trasformare il consumo in uno strumento di impatto reale e di scelta impegnata, creando un sistema capace di finanziare percorsi continuativi e rendere sostenibile la realizzazione di Pitbull Fortis.
Pitbull lavora su più livelli:
- WonderONE© è il livello dedicato alla comunicazione, alla sensibilizzazione e alla diffusione del progetto. Attraverso eventi, incontri, podcast e contenuti editoriali, WonderONE crea uno spazio di dialogo aperto sui temi sociali, professionali e umani, costruendo una comunità consapevole e partecipativa.
- Pitbull Fortis© rappresenta il cuore operativo e concreto del progetto. È una struttura pensata per offrire protezione, stabilità e percorsi di rinascita alle donne e ai loro figli, attraverso supporto abitativo, assistenza psicologica e medica, formazione professionale e reinserimento lavorativo.
- L’area Advocacy si occupa invece della tutela legale e istituzionale. In collaborazione con forze dell’ordine e professionisti del settore, Pitbull offre strumenti concreti di protezione e accompagnamento, lavorando anche per migliorare il sistema normativo e rendere più efficace il supporto alle donne vittime di violenza.
Avete scelto di insediare la sede operativa di One Srl nella Palazzina della Marchesa, all’interno di Palazzo Saluzzo di Paesana. Che ruolo ha questo luogo nella vostra attività e come lo state utilizzando come spazio aperto a iniziative, incontri ed eventi come la Future Week Torino?
Ho sempre pensato che i luoghi abbiano un’identità e che possano diventare motori di cultura, innovazione e relazioni. La Palazzina della Marchesa, all’interno di Palazzo Saluzzo di Paesana, non è stata scelta solo come sede operativa: volevamo creare uno spazio vivo, capace di mettere in connessione imprese, formazione, creatività e persone.
Da questa visione è nato Learn and Meet, che oggi rappresenta molto più di una semplice academy. È un ecosistema di formazione e networking pensato per professionisti, aziende, giovani talenti e realtà innovative che vogliono confrontarsi, crescere e contaminarsi reciprocamente.
Abbiamo creato ambienti progettati per favorire incontro e scambio: sale immersive, spazi per eventi, aree dedicate alla formazione manageriale, workshop, conferenze e percorsi esperienziali. Credo molto nella formazione continua, soprattutto oggi, in un momento in cui le competenze cambiano rapidamente. Ma la formazione deve essere anche ispirazione, relazione, visione. Non basta trasferire nozioni: bisogna creare contesti dove nascono idee e opportunità.

Per questo ospitiamo iniziative come la Future Week Torino e altri appuntamenti legati all’innovazione, all’imprenditoria, alla leadership e all’impatto sociale. L’obiettivo è trasformare uno spazio storico in un laboratorio contemporaneo, aperto alla città e alle connessioni internazionali.
Per me è anche un messaggio simbolico molto forte: prendere un luogo storico e farlo diventare uno spazio di futuro. È questo il modo in cui immagino oggi l’impresa, non chiusa dentro i propri uffici, ma capace di generare cultura, dialogo e nuove possibilità.
Torino sta attraversando una fase di trasformazione, tra industria, innovazione e nuovi modelli imprenditoriali. In che modo la vostra esperienza si inserisce in questo contesto e quali relazioni avete costruito sul territorio?
Torino è sempre stata in trasformazione profonda. È una città che arriva da una cultura industriale fortissima e che oggi sta cercando una nuova identità, più aperta all’innovazione, alla tecnologia, alla sostenibilità e ai modelli internazionali. Io credo che questa evoluzione sia un’opportunità enorme, soprattutto per le PMI e per quelle realtà che hanno il coraggio di contaminare mondi diversi.
Torino è una città magica con un potenziale straordinario perché unisce cultura industriale, know-how tecnico e capacità creativa. La tecnologia è fondamentale, ma senza visione umana e senza responsabilità sociale rischia di essere sterile. L’approccio human-centric è più che mai la pietra angolare della nostra evoluzione.
La storia ci insegna che Torino è sempre stata una città pioniera ed è il luogo ideale dove costruire modelli contemporanei, innovativi e replicabili oltre confini senza perdere la propria identità.



